giovedì 2 aprile 2020

Sara Bencivenni

Sara Bencivenni

Ciao!
Riprendo oggi le pubblicazioni e lo faccio ospitando una persona,una nuova amica che tanto mi ha colpito con il suo grande talento.
Scrittrice con notevoli capacità descrittive ma anche ragazza assolutamente meravigliosa,Sara si è raccontata a me con dovizia di particolari.
Per cui non mi dilungo oltre e lascio a voi la possibilità di leggere tutta la sua bravura.

Mi sono innamorato di come scrivi per cui iniziò dal domandarti quale è stata la molla,la spinta per le quali hai iniziato con questa splendida forma d'arte.
" Questa è la “definizione” che mi sono data per spiegarmi cosa significasse per me scrivere:“Catarsi dell’inchiostro, che sporca il foglio bianco e pulisce me, dentro”.
E’ strano per me citarmi, mi infastidisce anche un po' questa autoreferenzialità ,ma in questo caso mi sembra che non ci sia modo migliore per presentarmi.
Catarsi, oltre a essere una parola il cui suono non smette di ammaliarmi, è il concetto che meglio spiega il modus operandi della mia testa. 
Accade che senta, d’improvviso e senza preavviso, delle immagini, dei suoni e, meccanicamente, qualcosa dentro di me si accartoccia sempre più per rincorrere LA parola, l’unica possibile, l’unica che possa veramente raccontare.
E’ abbastanza sinestetica, in effetti, la mia ispirazione – se così posso chiamarla – e se dovessi spiegarla, direi che è la fisiologica risposta del mio ontologico essere una persona incapace di tenere la mente sgombra dai pensieri.
Quando incappo in una sensazione, la mia mente vi si aggrappa e non ho altro modo per liberarmene che metterla per iscritto.
E’ fondamentale per me l’atto in sé della scrittura, la manualità, la gestualità dell’impugnare, il guardare le parole, le frasi, le storie nascere lettera dopo lettera sotto la mia mano.
Sono quasi totalmente incapace di scrivere al computer, cosa che i miei amici amano sottolineare per prendermi in giro (non scherzo: la mia tesi di laurea è stata prima scritta a mano e poi trascritta!).
Credo che anche questo sia in fondo un aspetto significativo del mio rapporto con la scrittura: lo vedo come una metafora icastica del farsi carne dei concetti attraverso la mia mano e del divenire concetto del mio essere un particolare."
Leggendoti e apprezzandoti ho visto date piuttosto in là nel tempo,quindi ora ti chiedo del quando...
"Il primo grande progetto strutturato, che segna in un certo senso il mio simbolico battesimo all’inchiostro, richiede un considerevole salto nel tempo: avrò avuto forse otto anni quando, con una convinzione di dimensioni decisamente più grandi di me, comunicai a mamma e papà che volevo scrivere un libro.
I miei genitori si erano già da un paio d’anni rassegnati alla smisurata infatuazione per la lettura di una bambina innamorata delle storie, così decisero di assecondarmi ancora una volta.
Ricordo che mi concessero addirittura di usare i fogli buoni, quelli bianchissimi della stampante, spessi e così lisci da sembrare lenzuola di seta; i fogli, insomma, da cui ero tenuta lontana tutti quei pomeriggi in cui mi improvvisavo Picasso con matite e pastelli.
Ho abbandonato la mia opera di debutto abbastanza velocemente e la verità è che di piani così ambiziosi non ne ho più avuti.
Tuttavia, da quel momento ho iniziato a scrivere, a disegnare i miei pensieri con le parole, ogni volta che sentivo il bisogno di farlo, perché alla fine è un bisogno quello che sento quando scrivo.
Di questo si è accorta precocemente la mia migliore amica, che il primo anno di ginnasio mi ha regalato l’oggetto che è poi divenuto il mio inseparabile compagno: un quadernetto con i fiori, arancione – perché l’arancione è il mio colore preferito-  sul quale, mi ha fatto promettere, avrei dovuto scrivere tutti gli scarabocchi che mi frullavano in testa.
Sono passati circa nove anni e, nonostante le pagine disponibili siano ormai da tempo terminate, non so staccarmi da quel cimelio, che continuo a riempire con fogli, foglietti e scontrini."

Scorrere ciò che hai scritto è davvero stato come aprire e sfogliare il tuo diario,ci sono tue creature alle quali sei maggiormente affezionata?
E per quali ragioni?
"Ho dei “personaggi” ricorrenti ma credo che nessuno di loro abbia dei connotati carnalmente personificanti. 
Mi spiego – anzi, ci provo: chiaramente ogni individuo è unico e irripetibile ma – certo, questo dev’essere il frutto della mia deformazione professionale –sono dell’idea che esista un qualcosa di universalmente presente che ci renda capaci di immedesimarci, empatizzare e quindi uscire da sé per entrare in altro.
Ecco, quel qualcosa è quello che provo a raccontare, quel qualcosa sono i miei personaggi."
Sei incredibilmente brava,catturi e tiri dentro.
Hai mai ricevuto proposte per scrivere "ufficialmente" ?
"Nì.
Diciamo che scrivere è la mia più grande passione, il mio sogno.
Se da un lato questo lo rende una cosa meravigliosa, dall’altro si configura un po' come una dannazione.
Sono spesso attanagliata dalla paura di contaminare il mio sogno con la realtà: finché si rimane nel mondo onirico di Morfeo, tutto è possibile, ma quando si mette il piede nel terreno del reale, la possibilità del fallimento diventa vera.
Ho avuto qualche piccola proposta, soprattutto per piccoli articoli di critica, ma per una cosa o per l’altra il coraggio non ha preso il sopravvento.
Tuttavia rimane uno dei progetti e dei desideri più grandi che ho."


Che tipo di percorso studentesco hai avuto?
Scorrendo le tue immagini sui social ho visto un 110 e lode...
"Mi sono diplomata al liceo classico e poi mi sono trasferita per l’università.
L’anno scorso mi sono laureata in filosofia con una tesi sul rapporto fra alterità e trascendenza nel pensiero di Sarte.
Ho amato questo autore, che ho imparato a conoscere proprio nel costruire la mia tesi, probabilmente anche perché mi ha dato l’opportunità di lavorare continuamente in bilico fra due delle mie discipline preferite: letteratura e filosofia.Adesso sto frequentando il primo anno di magistrale in Scienze Filosofiche e ammetto che non vedo l’ora di tornare fisicamente all’università, appena questa strana situazione sarà finita."
A proposito di questo,come applichi la tua sensibile genialità ai giorni che ahimè stiamo vivendo?
"Non è semplice…
 Sono una persona caotica, con pochi schemi e, anche se vivo con la costante voglia di romperli e non rispettarli,so di aver bisogno di qualche paletto esterno che mi aiuti a rimanere sulla strada, o che almeno me la indichi, così che non mi perda in peregrinazioni odissiache (cosa che mi succede molto spesso).
Il venir meno di appuntamenti rigidi produce una strana dilatazione temporale che non corrisponde però alla realtà, così cerco di organizzare le mie giornate meglio che posso.
Sto leggendo tanto, non più del solito, ma più rilassata, studio, cucino, guardo film e studio."
Chi è la bella Sara?
Seppur si intuisce da come ti poni con la scrittura,come sei caratterialmente?
Quali sono i tuoi hobbies e le tue passioni?
"Il gioco dei “tre aggettivi” non mi è mai piaciuto, forse perché ho difficoltà a descrivermi con poche parole, o forse perché sono tante cose diverse a seconda dei momenti e delle persone. 
Senza paura di dire il falso, però, credo di poter dire fuori da ogni prospettivismo di essere una persona molto molto – troppo? –riflessiva e troppo – stavolta senza punto interrogativo – permalosa. 
Messe sul tavolo le carte dei difetti, curiosa è una parola che mi veste bene: amo la musica e per qualche anno ho anche frequentato il conservatorio, mi piace scarrozzarmi in giro la mia reflex e improvvisarmi fotografa, ho una passione smisurata per il mare, il sole è una delle cose che più mi mette di buon umore e, in un’altra vita, avrei probabilmente studiato fisica."
Ti invito a cena,come si conquista la tua attenzione??
Di quali argomenti si parla per farti sentire a tuo agio?
"Come ho già detto, sono estremamente curiosa, quindi catturare la mia attenzione è più una questione di modo che di contenuto.
Le persone giuste sono in grado di rendere (quasi) tutto interessante.
La dialettica, da “filosofa” quale sono, mi eccita praticamente di principio anche se la mia testardaggine può ogni tanto diventare difficile da gestire, soprattutto se ha la sfortuna di incappare in disonestà intellettuali…"

Progetti,sogni e ambizioni.
Come ti vedi proiettata nel tempo,nel futuro?
"Per la serie “cosa vuoi fare da grande” la risposta è voglio insegnare nei licei. 
Credo moltissimo nel ruolo, umano più che didattico, dei docenti e nella scuola come luogo metaforico e non di crescita e formazione.
Certo, la strada e lunga e questi sono ancora gli anni in cui si inizia a diventare grandi senza ancora esserlo del tutto, perciò non ho un’immagine troppo nitida della Sara del futuro.
Sono però certa che il taccuino arancione con i fiori sarà con lei, qualsiasi cosa deciderà di fare."

Raccontiamo Talenti
vi ha presentato
Sara Bencivenni.
Sara,grazie davvero dal cuore per questa bella,bellissima intervista.
Grazie per esserti aperta a me e per avermi fatto emozionare con le tue parole.
Sono certo che lo stesso accadrà con tutti i lettori di questa notevole pagina.

Ti mando un grande abbraccio e invito chi passerà di qua a cercarti in rete e ad immergersi in tutta la meraviglia che sei capace di infondere nelle menti e nei cuori di chi ti legge.

Nessun commento: